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Microcefalia, Oms raccomanda il test messo a punto a Torino

Microcefalia, Oms raccomanda il test messo a punto a Torino

NEWS24

Fissati i parametri per la diagnosi affidabile e precoce della malformazione

L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l'impiego degli standard messi a punto dall'ospedale Sant’Anna della Città della Salute e dall'Università di Torino per la diagnosi precoce della microcefalia. Lo studio permette, infatti, la diagnosi della patologia già alla ventiquattresima settimana di gestazione.

I ricercatori torinesi hanno, dunque, ampliato le prime tabelle antropometriche americane per definire precocemente la rara malformazione e tutti gli altri problemi di crescita. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista internazionale Lancet, dove il test messo a punto è stato definito dall'epidemiologo brasiliano Cesar Gomes Victora «un utile strumento di screening per la rilevazione di microcefalia indipendentemente dalla causa, in un momento critico in cui si stanno affrontando la prima epidemia di Zika e un aumento significativo dei casi».

I nuovi parametri sono stati raccomandati dall'Oms a tutti i professionisti della salute che si occupano dei neonati, ma anche ai responsabili dello sviluppo sanitario, medico e politico, perché tali parametri saranno utili per creare nuovi protocolli infantili nelle regioni colpite dal virus Zika. Il primo segnale di allarme sono le misure del feto: con le nuove tabelle la circonferenza della testa viene messa a confronto con lunghezza e peso, evidenziato eventuali problemi di crescita e sviluppo alla nascita o nella pancia della mamma.

Non c'è solo una correlazione tra la microcefalia e la Zika: a causare anomalie cerebrali e della circonferenza cranica possono essere anche toxoplasmosi, rosolia, citomegalovirus, agenti tossici e l'abuso di alcol durante la gravidanza. La professoressa Tullia Todros, che si è occupata della parte ostetrica, la dottoressa Francesca Giuliani e il professor Enrico Bertino, che si sono occupati invece di quella neonatale, hanno misurato oltre 20 mila neonati di tutto il mondo e circa 5 mila feti. Dalla ricerca è inoltre emerso che la crescita dei feti è analoga se le condizioni socio-economiche sono simili, nonostante l'etnia. «Si tratta di un sistema di sorveglianza sulle epidemie che influiscono sulla crescita dei bambini, come sta accadendo con la Zika in Brasile», spiega il neonatologo.